Amigdala e neurotensina causano veglia in ambiente nuovo

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 14 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Quando un animale esperisce un nuovo ambiente o, spostandosi nel suo ambiente naturale semplicemente si trova a doversi fermare in un luogo dai paraggi differenti da quelli cui era assuefatto, reagisce accrescendo lo stato di vigilanza ed allerta. In chiave evoluzionistica si ritiene che si tratti di una risposta adattativa che accresce le possibilità di sopravvivenza, ma i meccanismi neurofisiologici che consentono di associare all’esperienza della novità uno stato di maggiore attivazione dei processi caratteristici della veglia e dell’attenzione all’ambiente, sono rimasti finora un mistero.

Un nuovo studio, condotto da Chi Jung Hung e colleghi, ha indagato i possibili meccanismi di questa risposta, individuando una specifica via nell’amigdala estesa includente i neuroni esprimenti il fattore di rilascio della corticotropina (CRF), che segnalano mediante il rilascio del peptide neurotensina, e sono attivi nel promuovere lo stato di veglia nell’animale che si trovi in un ambiente nuovo.

Mediante esperimenti di attivazione e silenziamento selettivi di questa via, i ricercatori hanno accertato e dimostrato che la sua azione è richiesta per l’allerta sostenuta in luoghi non familiari. Se questi risultati saranno confermati, potremo parlare della scoperta di un meccanismo cerebrale, centrato sul rilascio di neurotensina nell’amigdala estesa, che risponde alla bassa prevedibilità ambientale con uno stato adattativo di allerta.

(Jung Hung C., Neurotensin in the extended amygdala maintains wakefulness in novel environments. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2521268123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Stress Recognition and Response, Research Institute of Environmental Medicine, Nagoya University, Furo-cho, Chikusa-ku, Nagoya (Giappone); Department of Neuroscience, Research Institute of Environmental Medicine, Nagoya University, Furo-cho, Chikusa-ku, Nagoya (Giappone); Department of Molecular/Cellular Neuroscience, Nagoya University Graduate School of Medicine, Nagoya (Giappone); Chinese Institute for Brain Research, Beijing (Cina).

È esperienza comune ad etologi, zoologi e ricercatori di ambito neuroscientifico che animali appartenenti alle specie di mammiferi più diverse, quando si trovano in un ambiente non familiare, rimangono svegli a lungo, come per valutare potenziali minacce per la propria incolumità, rivelando una modificazione dell’assetto di regolazione delle regioni cerebrali esecutrici dei processi circadiani che assicurano l’alternanza sonno/veglia. Anche se da molto tempo il fenomeno è stato spiegato con una sorta di evocazione da parte della novità ambientale – ossia di una novità di dimensione adattativa – di uno stato di allerta, il modo in cui l’elaborazione percettiva visiva che porta al giudizio di “nuovo” possa determinare questa attivazione non era noto e nemmeno ipotizzato, per la mancanza di una via nervosa che collegasse questa esperienza allo stato di veglia e allerta.

Recentemente, indagando sistemi neuronici che rispondono sia a stimoli cognitivi che a stimoli emozionali, si è ipotizzato che neuroni dell’amigdala estesa potessero avere parte nel determinare questo fenomeno.

Chi Jung Hung e colleghi, seguendo tracce derivate da altri studi, sono arrivati ad indagare neuroni esprimenti CRF della parte laterale del nucleo interstiziale del braccio posteriore della commessura anteriore (IPACL). Queste cellule nervose, appartenenti ad un’area che estende le 9-11 masserelle grigie costituenti l’amigdala, segnalano sinapticamente mediante il rilascio di neurotensina e sembrano svolgere un ruolo nel mantenere lo stato di veglia, impedendo la conversione funzionale ordinaria verso il sonno, in risposta ai cambiamenti dell’ambiente.

L’attivazione dei neuroni IPACLCRF determinava un aumento comportamentale molto evidente dello stato di veglia vigile, mentre la loro inibizione o la delezione di neurotensina riduceva lo stato di veglia in ambienti nuovi.

L’osservazione sperimentale ha dimostrato con certezza che i neuroni IPACLCRF sono attivati in risposta all’esposizione a un nuovo ambiente, e proiettano primariamente al nucleo mesencefalico substantia nigra nella sua pars reticulata (SNr) e rilasciano neurotrofina, che modula la veglia.

Questi risultati identificano una via che va dall’amigdala estesa alla sostanza nera e interviene nella modulazione della veglia: neuroni IPACLCRF inviano stimoli sinaptici mediante neurotensina ai neuroni post-sinaptici della SNr, sostenendo lo stato di veglia in ambienti non familiari o mutevoli.

Sarà interessante verificare se questi neuroni e questa via intervengono nel prolungare la veglia per effetto di altre circostanze, stimoli o condizioni.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-14 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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